Adolescenti e Covid-19

Una recente indagine della Società Italiana di Pediatria in 9 regioni italiane, riferita al periodo marzo 2020-marzo 2021, ha evidenziato che gli accessi di adolescenti al Pronto Soccorso per patologie neuropsichiatriche sono aumentati dell’84%. Tra questi si è riscontrato un aumento del 147% di ragazzi che sono arrivati per ideazione suicidaria e un aumento del 115% per depressione. Risulta inoltre, da un’indagine del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, pubblicata ad ottobre 2021, che molti più adolescenti hanno chiesto aiuto ad uno psicologo, la maggior parte per disturbi d’ansia (+83%) e depressione (+72%).

Anche l’Unicef ci fornisce dati poco rassicuranti nel Rapporto sulla condizione dell’infanzia nel mondo, presentato ad ottobre 2021: più di un adolescente su sette tra i 10 e i 19 anni soffre di problemi legati alla salute mentale; in Italia sono poco meno di 1 milione (956mila).

Il disagio che stiamo vivendo per il Covid-19 è stato ed è elevato, se non altro perché dura ormai da circa due anni, ci sono ancora restrizioni nella socialità e sperimentiamo quotidianamente, a diversi livelli, la paura della morte e del contagio, situazioni prolungate che ci fanno stare in una condizione di costante tensione, spesso inconscia. La domanda di aiuto è quindi oggettivamente aumentata.

Tuttavia, questi elementi non sono sufficienti – da soli – a creare una condizione depressiva né in un adolescente né in un adulto. Possono certamente peggiorare la qualità della vita e dell’umore ma non dar luogo ad una psicopatologia.

Perché, allora, molte più persone giovani hanno chiesto l’aiuto di uno psicologo?

Con la pandemia da Covid-19 è’ accaduto che, riducendosi le possibilità di svago e di socializzazione, i ragazzi sono stati costretti a stare in compagnia di se stessi e questa condizione ha permesso il contatto e l’ascolto di parti emotive sofferenti, che in molti casi non sono causate dalla pandemia ma già esistevano, e che la pandemia ha fatto venire fuori, amplificandole e aumentando il disagio.

Non va dimenticato che, paradossalmente, l’eccezionalità della situazione ha permesso ad alcuni ragazzi di confrontarsi con sé stessi e di fare un lavoro psichico che, in una condizione di normalità e apparente benessere, sarebbe stato eluso ma sarebbe comunque emerso più in là nella vita. Ecco il motivo dell’aumento delle condizioni di disagio e delle richieste di aiuto, soprattutto per stati d’ansia, depressione e attacchi di panico. Molte situazioni sono state risolte grazie ad un percorso di psicoterapia.

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