Allattamento

La psicoanalisi ha mostrato la correlazione tra alcune psicopatologie e il disturbo nella relazione precoce madre-bambino, ed è per questo che le neomamme possono trarre grande beneficio da un percorso di sostegno nel post partum. L’interazione con un professionista permette loro di iniziare sin da subito ad utilizzare al meglio le risorse che possiedono, creando una ritmicità e sintonia nel rapporto con il figlio, precondizioni di un sano sviluppo evolutivo.

Con la nascita inizia il rapporto tra la madre e il bambino “reale” (che sostituisce il bambino che era stato immaginato nella fantasia del genitore) e la comunicazione passa, inizialmente, soprattutto attraverso l’allattamento. Affinché la mamma instauri una buona sintonia con il neonato, è necessario che riesca ad interpretare i segnali che quest’ultimo invia e a decifrare correttamente di cosa ha bisogno.

Può essere di aiuto in questi casi ripercorrere il pensiero del pediatra e psicoanalista inglese Donald Winnicott, il quale ha affermato che il lattante, nelle primissime fasi, non distingue tra sé e la madre, al punto che si immagina che il capezzolo (o la tettarella nel caso di allattamento artificiale) sia una parte di sé.

Questo accade perché l’”oggetto seno” è ancora un “oggetto soggettivo”, che significa che le sensazioni piacevoli che il bambino sperimenta non vengono attribuite a qualcosa di esterno ma vengono sentite come prodotte da sé stesso, “allucinate” in termini psicoanalitici.

Per Winnicott, la “madre sufficientemente buona” è colei che permette al neonato di godere di queste sensazioni senza che si accorga troppo precocemente di essere separato dalla mamma. Infatti, se il seno viene sottratto bruscamente o viene perso per un periodo che il neonato non riesce a tollerare, quest’ultimo sperimenta la perdita di una parte di sé stesso, e la sensazione di fragilità e di impotenza che ne consegue potrà condizionare il resto della sua vita.

Per lo psicoanalista inglese il seno soddisfacente è un seno che è e non solo un seno che dà; in altre parole, il nutrimento è meno importante, per un sano sviluppo, della sensazione che la madre sperimenta mentre allatta, sensazione che dovrebbe essere di unione con il proprio figlio e di ammirazione verso di lui.

Quando le cose funzionano, la mamma sa interpretare i segnali che invia il lattante e riesce a comprendere di cosa ha bisogno.

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