Il bambino che ruba

A volte si rivolgono al terapeuta genitori affranti dall’aver scoperto che il figlio ha rubato dei soldi dalla loro borsa oppure oggetti di valore. Stiamo parlando di bambini e giovani adolescenti che non hanno bisogno di rubare, ai quali la famiglia pensa di aver dato tutto ciò di cui materialmente hanno bisogno. Quando i genitori se ne accorgono, la prima reazione è di disorientamento e di rabbia; l’istinto porterebbe a punire il bambino, trattandolo alla stregua di un ladro comune, come farebbe un Giudice. Eppure, se si ha la forza e la pazienza di fermarsi ad analizzare quanto sta accadendo, si scopre di essere di fronte ad una situazione molto più complessa, che richiede un momento di riflessione prima di ogni azione.

Sarebbe importante chiedersi: quando un bambino o un adolescente ruba un oggetto, che cosa sta rubando?

Lo psicoanalista inglese Donald Winnicott risponde, con nostra sorpresa, che sta rubando la madre, l’affetto della madre. Quindi, quello che all’osservatore comune appare essere un gesto volto a danneggiare l’altro, si rivela essere, all’occhio clinico, una richiesta di affetto. Vediamo così che l’eventuale punizione inflitta può diventare uno strumento fallimentare, in quanto rischia di aggravare una condizione di disagio che sta chiedendo di essere ascoltata.

Se analizziamo quanto accaduto in chiave psicoanalitica, scopriamo che il bambino ruba oggetti quando si rende conto di aver subito una perdita e con il gesto di rubare sta comunicando che vorrebbe colmare la perdita che sente. In quest’ottica, il gesto del furto può essere visto, in termini psicodinamici, come un indice di speranza, perché il bambino deprivato riesce a rappresentarsi una madre buona, che egli ha sperimentato in passato, e vorrebbe riaverla con sé. Per questo sottrae oggetti dall’ambiente, anche per testimoniare che è dall’ambiente che qualcosa non è arrivato quando ne aveva bisogno, nella forma di cure, attenzioni, rispecchiamento o affetto.

In queste situazioni, che sono comunque non facili da fronteggiare per un genitore,  aiuta molto di più cercare di comprendere il significato di quanto accaduto piuttosto che affrettarsi a punire il responsabile. Di fronte ad un furto, la mamma e il papà dovrebbero chiedersi se c’è qualcosa di cui il loro figlio sente la mancanza, indagare nelle sue emozioni e vedere se, ad esempio, sta vivendo un momento di solitudine. Non dovrebbero condannarlo a priori, ma cercare di trovare un canale di comunicazione con lui. Tuttavia, è proprio la difficoltà di comunicazione che ha determinato il “sintomo” del furto, quindi è possibile che i genitori da soli non riescano a riaprire il dialogo. Rivolgersi ad uno psicoterapeuta che li aiuti a rileggere la situazione e permetta loro di confrontarsi con le emozioni sottostanti può essere in moti casi risolutorio. Se il problema viene preso in tempo si può evitare che si verifichino danni peggiori nel futuro.

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