Iperattività e ipermotricità

Bambini e ragazzi che si alzano continuamente dalla sedia, che in classe non riescono a stare fermi, che anche a casa faticano a stare seduti a tavola o a fare i compiti. Sono situazioni in cui l’iperattività è in primo piano e insegnanti e genitori non sanno più cosa fare per arginare questo fiume in piena. Il più delle volte, le punizioni si rivelano inefficaci.

Vediamo di analizzare che cosa sta accadendo. Sul piano psichico, l’attività motoria ha una funzione di organizzazione dell’Io. In condizioni normali ha quindi una funzione strutturante e, infatti, l’attività sportiva ha un ruolo importante per la crescita. Diversamente, in situazioni di eccessiva angoscia, la motricità può venire investita in modo difensivo per non contattare la sofferenza. In questo caso il movimento non riesce ad essere indirizzato per uno scopo e si esprime in modo disfunzionale, senza coordinazione.

 

Potrebbe non essere facile da comprendere, ma alla base dell’iperattività c’è un’angoscia, che dall’analisi del profondo si rivela essere molto spesso un’angoscia di morte, un’angoscia di separazione e di accettazione del limite. Un bambino agitato che non riesce a stare fermo sta manifestando il timore di non riuscire a sopravvivere se entra in contatto con questo tipo di angoscia, e pertanto deve continuamente sentire il proprio corpo e muoversi. In questo modo si rassicura, sul piano inconscio, di essere vivo, ma, allo stesso tempo, si rende la vita difficile, creando situazioni di disagio che aumentano l’ansia.

La capacità di utilizzare la motricità come difesa dall’angoscia di separazione – che è strutturalmente presente in ogni essere umano – da un lato è un fattore positivo, perché permette la canalizzazione della libido in attività ludiche e strutturanti, ad esempio le attività sportive, dall’altro, se l’angoscia sottostante è eccessiva, può divenire disfunzionale e creare malessere nella quotidianità. In tal caso è necessario un lavoro terapeutico che affronti ed elabori i vissuti depressivi sottostanti.

L’iperattività di un bambino, infatti, non è altro che un sintomo che segnala la presenza di un malessere emotivo. Per affrontare il problema i genitori devono cercare di capire il disagio che il loro figlio sta cercando di comunicare, disagio che non riesce ad esprimere se non attraverso il movimento corporeo. Per questo è necessario un intervento terapeutico tempestivo per aiutare sia il bambino che i genitori.

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